Giulio Alberto Caprini, figlio di Battista e Caterina Marcassoli, nasce a Nembro il 25 novembre del 1924. Vive ad Alzano Lombardo in via frazione Busa 8, celibe,
carrettiere.
All’8 settembre è militare nel 78° Fanteria a Bergamo. Riesce a raggiungere la
propria casa il 10 settembre, dopodiché, come migliaia di altri giovani italiani si
nasconde sui monti vicini per evitare l’arruolamento nella RSI, oppure finire nei
campi di lavoro in Germania.
Rimane sbandato con l’aiuto della famiglia e di alcuni amici sino alla primavera del’44. Alcune documentazioni fanno risalire al 24 maggio la sua unione ad un gruppo di renitenti che si erano insediati in un casello nei terreni di proprietà Pesenti, nei pressi del “Belvedì”. È uno dei gruppi partigiani che agiscono su Alzano e Nese in collaborazione con i GAP di Bergamo, con l’obiettivo di recuperare armi, vestiario, compiere azioni di sabotaggio e controinformazione.
Poco dopo, Giulio Caprini si rende protagonista di un evento tragico che colpisce il gruppo. Il 28 maggio Guglielmo Gherardi stava pulendo una pistola adattando alcuni proiettili per l’uso. Caprini, presa in mano l’arma, complimentandosi con Ghilardi per l’ottimo lavoro svolto, inavvertitamente fece partire un colpo che lo ferì ad una mano, ma purtroppo colpì anche il Ghilardi all’addome ferendolo gravemente.
Immediati i soccorsi dei compagni che portarono il ferito prima a casa poi
all’ospedale, dando indicazione a tutti di dichiarare che il poveretto era stato vittima dell’agguato di uno sconosciuto al fine di proteggere il Caprini.
Ghilardi purtroppo morì il 30 maggio e i fascisti predisposero un’attenta rete di
controlli presupponendo che alcuni dei partigiani avrebbero partecipato al funerale
Caprini, ferito alla mano si era nascosto presso casa ma una spia lo vide e avvisò i
militi fascisti che catturarono Caprini il medesimo giorno. Piantonato in ospedale per la ferita alla mano e sottoposto a pressanti interrogatori, riusciva a fuggire la notte
il 25 e 26 giugno del ’44, nascondendosi in alcune cascine del Monte di Nese.
Nel novembre dello stesso anno si unì alla Brigata Vittorio Veneto che aveva preso posizione proprio nella zona, a cavallo tra Valle Seriana e Valle Brembana.
Collaborò attivamente nella brigata ma, oramai prossimi alla Liberazione, il 21 marzo 1945, scendendo da Monte di Nese verso Olera in una perlustrazione ordinata dal comandante della brigata, Mazzolà, viene intercettato insieme ad un compagno slavo da una pattuglia fascista. Ne nasce uno scontro a fuoco durante il quale perde la vita il partigiano slavo, mentre Caprini viene ferito, inseguito e raggiunto.
Trascinato sul fondo valle, sul bordo del torrente Nesa viene alla fine fucilato.